Bolzano

Romani e Germani. Nel Cuore delle Alpi

Dal 19 aprile al 30 ottobre 2005

Nella prestigiosa ambientazione di Castel Roncolo viene ospitata una mostra eccezionale. Il visitatore sarà accompagnato in un viaggio fra il V e VIII secolo d.C.: questi anni rappresentano per molti aspetti un periodo che la cultura umanistica e classicistica ha interpretato ripetutamente come un momento di distruzione violenta della civiltà antica, enfatizzandone gli aspetti più feroci e cupi.

Piuttosto che dall'annientamento brutale di quanto la precedette, l'epoca in questione è in realtà caratterizzata da un cruciale processo di rinnovamento che coinvolge tutti i campi dell'arte, il diritto, l'economia, gli usi ed i costumi, i luoghi ed i modi di vivere, tutti aspetti destinati a dare vita al Medioevo.

Anche la regione alpina fra Adige ed Inn si trovò allora nel mezzo di questi cambiamenti epocali, accogliendo molteplici impulsi provenienti dalle grandi realtà contigue di Ravenna ed Aquileia, così come dal passaggio e dallo stanziamento, a volte cruento, di popoli e genti diverse: Goti, Longobardi, Franchi, Baiuvari. Sono quelli gli anni infatti di quell'incontro fra Romani e Germani da cui uscirono poco alla volta gli archetipi delle moderne nazioni.

In occasione di questa mostra vengono esposte numerose testimonianze materiali dell'incontro fra la tradizione romana e quella barbarica. Oggetti come i mosaici della basilica del Doss Trento, i ricchi corredi funerari di Sabiona e Civezzano, il tesoretto di Aldrans, sono solo alcuni dei documenti archeologici che servono ad evidenziare i tratti fondamentali di quell'epoca, quali la formazione di una nuova aristocrazia fondiaria, il recupero delle alture come sedi insediative e la nuova funzione della Chiesa nella società del tempo.

Il tutto trova un'adeguata illustrazione nelle sei sale espositive ed in un ampio catalogo che raccoglie anche una quindicina di saggi di approfondimento, per fornire un'analisi organica su una fase della nostra storia che, per quanto lontana, sopravvive ancora nelle più intime espressioni della cultura moderna.