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Otzi nel Museo Archeologico

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Un fascino archeologico

Più di 1,2 milioni di persone hanno visitato finora il Museo Archeologico dell'Alto Adige: a distanza di 5 anni (il Museo fu aperto al pubblico il 28 marzo 1998) la celebre mummia del Similaun, l'Uomo venuto dal ghiaccio, rimane ancora la principale meta di molti turisti in visita nella città di Bolzano.

Il percorso espositivo all'interno del Museo che, è bene ricordarlo, riguarda tutta l'archeologia della Provincia di Bolzano, illustra nel dettaglio ogni aspetto dell'Uomo venuto dal ghiaccio. Il profilo medico e antropologico, così come i caratteri e il significato del magnifico corredo di indumenti e di attrezzi che aveva con sé al momento della morte, sono resi comprensibili al pubblico mediante una ricca esposizione composta di reperti, testi didattici, postazioni video e multimediali.

Le più sofisticate tecniche di indagine al servizio della scienza medica ci offrono un quadro antropologico più che soddisfacente. L'Uomo venuto dal ghiaccio era un maschio adulto, alto circa 160 cm, che al momento della morte doveva avere all'incirca 46 anni. Un'età ragguardevole, in un'epoca, l'inizio dell'età del Rame (3300 - 3100 a.C.), in cui l'aspettativa di vita media non era superiore ai 30 - 35 anni. Il quadro clinico ce lo mostra tuttavia in buona salute, benché non manchino prove di una malattia cronica non meglio identificata ed indicatori degenerativi dovuti all'età e manifestazioni di stress psico-fisico nelle settimane immediatamente precedenti la morte. L'alta quantità di arsenico nei capelli dimostra la frequente partecipazione alla lavorazione di minerali di rame. L'analisi del contenuto intestinale ha evidenziato la presenza di uova di tricocefalo. Nei casi più gravi, questo parassita può provocare attacchi di dissenteria e forti dolori. Le caratteristiche fisico-genetiche corrispondono bene a un tipo antropologico alpino.

Recentissime ricerche sul contenuto dell'intestino hanno rivelato che l'Uomo venuto dal ghiaccio aveva mangiato poco prima della sua morte una purea o pane di farro, carne di stambecco e cervo e verdure imprecisate. I pollini presenti nell'intestino dimostrano che dodici ore prima di morire egli si trovava ancora in Val Venosta.

Ricerche sugli isotopi hanno rivelato che l'Uomo aveva passato la sua infanzia a sud dello spartiacque alpino, molto probabilmente nella Val d'Isarco o Val Pusteria, l'età adulta invece in una zona diversa; è ancora oggetto di studi se si possa trattare della Val d'Adige.

Le nuove indagini radiografiche e tomografiche hanno evidenziato una punta di freccia nella spalla sinistra. Trafiggendo il corpo, la freccia ha prodotto un foro di circa 2 cm nella scapola. Pur non avendo leso organi vitali, è ragionevole supporre che essa abbia prodotto una ferita letale per l'Uomo dei ghiacci. Resta oscuro il movente del delitto. Si sa soltanto che la freccia fu scoccata dal basso e da una distanza di circa 100 m. Una ferita da taglio piuttosto profonda sulla mano destra lascerebbe intendere che il nostro Uomo abbia avuto una colluttazione poco prima di morire. I pollini di carpinella nell'intestino dell'Uomo venuto dal ghiaccio e le foglie d'acero di montagna, colte fresche dall'albero, permettono di fissare con buona approssimazione il momento della sua morte all'inizio dell'estate.

Analisi del DNA del sangue riscontrato sui vari oggetti ed armi d'accompagnamento dell'Uomo del Similaun hanno evidenziato quattro tipi di sangue umano diversi. Mancano ancora le analisi di tracce di sangue animale.

Il fascino che parte dalla mummia più antica del mondo è tuttora fortissimo. Non si tratta solamente, secondo le indicazioni fornite dai visitatori del museo, di trovarsi occhio ad occhio con la mummia dell'età del rame, ma anche l'equipaggiamento conservato perfettamente affascina tantissimo.

L'Uomo venuto dal ghiaccio era equipaggiato nel migliore dei modi per la permanenza in alta montagna. Il suo vestiario comprendeva calzature, leggings, perizoma, sopravveste, gratticcio d'erbe e berretto di pelo d'orso. I materiali usati sono pelliccia e pelle di cervo nobile, orso, camoscio, capra e bovino. La tecnica di taglio, le cuciture accurate e l'abile lavoro d'intreccio testimoniano l'esistenza, in quel tempo ed in quella cultura, di una rigorosa specializzazione del lavoro.
Oggi possediamo un quadro piuttosto completo dell'abbigliamento dell'età del rame nell'area alpina, che finora era quasi del tutto sconosciuto. Inoltre portava con se' un arco non finito, una faretra con frecce, un'ascia immanicata di rame, un pugnale di selce con fodero, un ritoccatore, contenitori in corteccia di betulla, una gerla, punteruoli d'osso ed altro.

Presentazione della mummia nel Museo

Foto Consci del fatto che si tratta di un ritrovamento archeologico, la cui presentazione pubblica evidentemente potrebbe provocare delle polemiche etiche, è stata data massima importanza ad una forma di presentazione riservata. Grafica ed architettura non entrano in concorrenza con la mummia che viene presentata in un ambiente absidale appartato. Il visitatore stesso decide se vedere la mummia, visibile nella sua cella di refrigerazione solo attraverso una finestrina di 40 x 30 cm.
Per evitare l'essiccamento della mummia, è necessario ricreare artificialmente le originarie condizioni di conservazione nel ghiacciaio (- 6° Celsius e umidità pari al 96 - 98%). Per l'esposizione nel Museo è stato sviluppato un apposito sistema di raffreddamento: una sorta di "box" composto da due celle frigorifere indipendenti, un laboratorio e una stanza di decontaminazione. Tutti gli ambienti sono sterili, speciali filtri per l'aria garantiscono le condizioni di asetticità. Una serie di sensori trasmette alla stazione EDP i valori registrati (pressione, temperatura, umidità relativa, peso corporeo). Contro le perdite di umidità viene spruzzata sul corpo mummificato acqua sterilizzata, favorendo così la formazione di un sottile strato di ghiaccio superficiale.